NOMADI 16.3625/09/2007
Controlli nei campi a Milano. Davanzo: ''Neppure agli italiani si chiede
tanto...''
La denuncia di Caritas Ambrosiana, Opera Nomadi e Comunità di Sant'Egidio.
Maurizio Pagani: ''Un provvedimento demagogico". Elisabetta Cimoli:
''Si tenga almeno conto della povertà da cui provengono''
MILANO - "Si chiede ai rom di avere una casa e un lavoro in regola,
ma neanche gli italiani sono in grado di garantire sempre queste due condizioni":
a don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, non piace la scelta
di Comune di Milano e Prefettura di effettuare controlli a tappeto in tutti
i campi nomadi per applicare la direttiva numero 38 dell'Unione Europea.
Carabinieri, polizia e vigili urbani, verificheranno se i rom romeni che
abitano nei campi hanno un lavoro, un domicilio e l'assistenza sanitaria.
Hanno tre mesi di tempo per mettersi in regola, dopodiché scatta l'espulsione. "Ho
l'impressione che sia un intervento finalizzato a soddisfare l'opinione pubblica,
ma poco utile ed efficace -sottolinea don Roberto Davanzo-. Anche se verranno
espulsi, cercheranno di tornare perché in Romania vivono in condizioni
di povertà assolute". Sulla stessa linea sono anche Opera Nomadi
di Milano e Comunità di San'Egidio. "È un provvedimento
demagogico -sostiene Maurizio Pagani, presidente dell'Opera Nomadi di Milano-.
Non dà risposte a un problema molto grave e peggiora la situazione.
Oggi in questa città ci sono circa 700 rom che sono stati espulsi
da giugno ad oggi e vagano alla ricerca di una sistemazione". La sicurezza
non la si garantisce solo con le forze dell'ordine. " Se questi controlli
vanno fatti si tenga almeno conto della situazione di povertà da cui
provengono -aggiunge Elisabetta Cimoli della Comunità di Sant'Egidio-.
Inoltra, si investa in progetti sociali, che permettano ai rom di avere un
lavoro, di mandare i figli a scuola e di trovare una casa".
I rom spesso hanno un lavoro, ma in nero. "Lo abbiamo visto anche con
i nomadi sgomberati da via San Dionigi: lavoravano in nero nelle ditte di
bancali della zona -aggiunge don Roberto Davanzo-. Il problema è che
ai datori di lavoro fa comodo questa manodopera a basso costo. Chiedo quindi
che si facciano anche qui i controlli: se pretendiamo che i rom abbiano un
lavoro in regola, si creino le condizioni perché ciò avvenga".
I soldi che verranno spesi per i controlli e le espulsioni potrebbero essere
usati per progetti sociali nei campi nomadi. "Per farli tornare in Romania
bisogna prima fare progetti di sviluppo in quel paese -spiega don Roberto
Davanzo-. Da sette anni, in convenzione col Comune, gestiamo il campo di
via Novara e quando ci sono progetti sociali l'integrazione avviene. A Milano
ci sono tanti campi riconosciuti, ma senza un minimo di assistenza sociale
e lì certo trionfa l'illegalità".
Duro anche il giudizio dell'Opera nomadi di Milano: ormai non esiste più una
politica sui nomadi. "Ci si limita a fare sgomberi e controlli polizieschi
-aggiunge Maurizio Pagani-. Si propone poi solo ad alcuni il patto di legalità e
solidarietà che è una forma di discriminazione". La vicenda
dei rom di via San Dionigi, che don Virginio Colmegna ogni sera con un pullman
accompagna in alcune parrocchie dove passano la notte, segna una svolta nei
rapporti fra Comune e volontariato. "A don Virginio dico di scegliere
-afferma Maurizio Pagani-. Non è possibile che da una parte continui
a lavorare in via Triboniano e dall'altra si ritrova a gestire una situazione
che il Comune ha scaricato su di lui: rompa con questa politica che usa la
questione nomadi per altre finalità". Il volontariato, ci tengono
a precisare, non è contro la legalità, ma ci può essere
un modo diverso di farla rispettare. "Sono i rom i primi a voler vivere
in regola-aggiunge Elisabetta Cimoli, della Comunità di Sant'Egidio-.
Ma per loro è molto difficile trovare un imprenditore che li assuma,
per non parlare della casa: il mercato immobiliare a Milano è proibitivo".
(dp)