Anche nel 2005 i Rom sono i più discriminati d'Europa


Da Romano Lil telematico 25 novembre 2005
Secondo il monitoraggio annuale, presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre, i Rom sono la popolazione più discriminata d'Europa. Svantaggiati nel nel lavoro, nell'alloggio, nell'istruzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste.
Con un commento di Maurizio Pagani, consigliere nazionale Opera Nomadi.

Sono ancora nei nostri cuori gli sgomberi disumani di Bologna, Casoria e Catania quando il rapporto europeo sul razzismo sancisce che i Rom sono i più discriminati nella Comunità Europea.

RAPPORTO DISCRIMINAZIONE

Il Centro Europeo di monitoraggio su razzismo e xenofobia (European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia: Eumc) è l'organismo dell'Unione Europea che ha il compito di fornire agli Stati Membri informazioni su razzismo e xenofobia ma anche di formulare piani di intervento per contrastarli. Il 23 novembre ha presentato al Parlamento Europeo il rapporto annuale per il 2005.
Sono i Rom la popolazione più discriminata in Europa e subito dopo i cittadini dell'ex Unione Sovietica. I Rom, indicati come zingari, sono il gruppo etnico che deve affrontare maggiori discriminazioni nel lavoro, nell'alloggio e nell'istruzione, ma sono anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il rapporto organizza l’analisi dei dati in cinque aree di ricerca: legislazione, lavoro, accoglienza, istruzione, violenza e crimini razziali.
Sul fronte occupazione, da cui i più esclusi continuano ad essere i Rom, il rapporto denuncia una pericolosa segmentizzazione del mercato del lavoro rispetto agli immigrati. In molti Stati Membri si sono create delle vere e proprie nicchie occupazionali, o nicchie etniche, che vedono gli immigrati riversarsi solamente in specifici settori dell’economia del Paese di accoglienza. Un lavoro anche tragico perché in Italia le statistiche sugli incidenti del lavoro riguardano soprattutto marocchini, albanesi e tunisini.
I bambini Rom esclusi dall'istruzione. Sono la Repubblica Ceca, la Spagna e l'Ungheria i paesi che discriminano maggiormen-te i Rom, che in questi stati hanno maggiori difficoltà a essere accolti. Ma in molti altri Paesi, sottolinea il rapporto, i bambini Rom sono concentrati in classi speciali, con la tendenza a bollarli come non adatti alla scolarizzazione o con difficoltà di apprendimento.
Le comunità immigrate e in generale le minoranze etniche risultano estremamente discriminate anche sul fronte della politica della casa. I rom emergono anche come la comunità più soggetta a episodi di razzismo: la società tiene a distanza coloro che sembrano collocarsi al di fuori del sistema. E così si verifica un pericoloso effetto di ciclicità del fenomeno: i Rom vengono emarginati perché avvertiti come “esterni” al sistema sociale ma di fatto sono destinati a rimanere “esterni” perché vittime di pregiudizi razzisti e di esclusione da parte della stessa società. La discriminazione verso i Rom è un grave in Europa e gravissima nei nuovi paesi dell’est. La Commissione europea aveva fatto pressione sui nuovi Stati membri affinché migliorassero i diritti legali e il trattamento riservato alla comunità rom come condizione per entrare nell'Ue.
Il panorama è limitato dalla carenza di dati attendibili da parte di alcuni Stati Membri. Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Lussemburgo, Estonia, Lettonia e Cipro, non hanno infatti alcun sistema statale di rilevamento dei crimini di razzismo o discriminazione. Questa mancanza di dati produce significative difficoltà a monitorare gli effetti delle politiche economiche e sociali sulle comunità più vulnerabili. Ne deriva una grave condizione di cecità istituzionale alle discriminazioni e conseguentemente l’incapacità del sistema politico e sociale a fornire risposte adeguate e tempestive.

EUROPA RAZZISTA
Di Maurizio Pagani, Consigliere Nazionale Opera Nomadi.


L’Europa discrimina i Rom segregando intere comunità in campi nomadi o quartieri ghetto, o ancora, con atti di violenza xenofoba. E’ questa la sintesi della relazione annuale dell’Eumc. Un’Europa dei 25 attraversata da violenze contro le minoranze (arabi, africani, sudamericani, abitanti dell’ex impero sovietico, rom) e da discriminazioni su base religiosa e sociale. Un’Europa che ha chiuso le porte al riconoscimento all’asilo politico e che conferisce uno status sociale precario ai migranti, generando condizioni di sfruttamento e di esclusione che favoriscono atteggiamenti di razzismo nella popolazione autoctona.
La minoranza transnazionale Rom (c.ca 10 milioni di persone) è oggi (come ieri) quella a maggior rischio di discriminazione ed esclusione. In questo quadro emerge il silenzio dell’Italia che ignora il problema e non presenta alcun dato. L’eterogeneità e la diversificazione socio culturale delle comunità che formano la “dimensione Romanì” (27 gruppi in Italia, circa 120.000 persone) pongono con forza la questione di “quali politiche pubbliche” si debbano attuare nei prossimi anni. In assenza di un quadro di riferimento statale a promuovere l’affermazione esplicita dei diritti e delle modalità di partecipazione delle comunità Rom, le contraddizioni si sono riversate a livello locale e sono state considerate solo come frutto dell’emergenza, di ordine pubblico o, con una parola oggi in voga, come un problema di “legalità”.
E tutto ciò ha prodotto effetti tragici per le comunità “Rom, Sinti e Camminanti” che subiscono una forte disuguaglianza di accesso alle risorse pubbliche, sanitarie, scolastiche, occupazionali, abita-tive. L’influenza del luogo in cui si vive è determinante a creare emarginazione o integrazione. Il mancato superamento di una politica abitativa che cancelli gli “spazi di negazione” rappresentati dai “campi nomadi” impedisce alla società italiana di prendere atto di una condizione complessiva di arretratezza, allontanando la possibilità di riconoscere i Rom come nostri concittadini.