A scuola con i bambini rom

Il progetto, di carattere innovativo, è sostenuto dalla Fondazione Unidea


I minori rom e sinti e le loro famiglie rappresentano, con le loro specifiche necessità e culture, una minoranza intorno alla quale è doveroso e urgente concentrare una rete qualificata di servizi per raggiungere risultati positivi nel campo dell’educazione e dell’inserimento sociale della persona e dello studente.
Infatti, la complessità che caratterizza la struttura socio culturale delle comunità Romanì (un insieme eterogeneo di molteplici gruppi presenti nella sola città e nella provincia di Milano) e il difficile percorso di integrazione in atto, pone l’esigenza di una profonda riflessione su “quali azioni educative” possano efficacemente accompagnare i percorsi rivolti a favorire una maggior coesione e crescita di opportunità per i minori rom e alle loro famiglie.
I numeri che tracciano il perimetro ideale delle azioni ipotetiche rivolte a questa piccola popolazione sono di c.ca 4.000 rom e sinti a Milano, che salgono a circa a 10.000 comprendendo l’insieme dei Comuni di tutta la Provincia.
Meno noti sono le anomalie che sottolineano il diverso grado di inserimento o accoglienza territoriale, le forme di insediamento prevalenti, i livelli di conflittualità locali, i cambiamenti in atto.
Un primo problema che emerge è quindi l’assenza o l’approssimazione di elementi di conoscenza certi, frutto di una sostanziale incapacità o non volontà di coordinare politiche attive sul territorio da parte delle Istituzioni.
“ Ignorare” costituisce altresì un alibi relativo, che oscurando la conoscenza dei fenomeni, ostacola la mobilitazione di personale e di risorse pubbliche, lasciando in solitudine ambiti importantissimi, come la scuola, ad affrontare con pochi mezzi problematiche sociali sempre più complesse.
Un esempio di quanto sopra è, ad esempio, il forte e costante incremento degli ultimi anni dei minori rom iscritti nella scuola materna e dell’obbligo. A fronte di oltre 500 iscrizioni registrate a Milano nell’a.s. 2005 - 2006, che salgono a quasi 900 in tutta la Provincia, con una previsione di crescita minima di ulteriori 100 unità per ogni anno scolastico, non si conosce se non per sommi capi l’area potenziale dell’evasione e della dispersione scolastica, poiché sono del tutto assenti i dati generali e i dati disaggregati per fasce d’età.
A grandi linee possiamo inoltre indicare una sorta di spartiacque della condizione abitativa e sociale rilevata tra i gruppi rom e sinti, relativamente stabile per il 30 - 40 %, poco stabile o molto instabile per la parte maggioritaria.
Tale condizione ha effetti rilevanti anche sull’organizzazione scolastica, così come sulle effettive modalità di inserimento dei minori rom, quali ad esempio, un andamento generalmente altalenante della frequenza scolastica e un esito fomativo finale più basso e insoddisfacente rispetto ai loro coetanei.
Le dinamiche del territorio influiscono quindi, com’è ovvio, in modo determinante sulle possibilità di reale integrazione, mentre alcuni tratti involutivi delle politiche locali esasperano i meccanismi di controllo sociale operati dalle stesse comunità rom, spinte così a “richiudersi” in vere e proprie get comunities.
Il progetto promuove e facilita interventi educativi anche di carattere sperimentale, consolidando alcuni servizi di mediazione culturale ed educativa già esistenti e allargando tali interventi ad altre zone periferiche e più marginali della città.
La scuola, per i ragazzi in età di obbligo formativo e i giovani adolescenti, è infatti l’istituzione privilegiata attorno a cui avviare un processo di integrazione positiva con le famiglie e il territorio.
Il progetto prevede la formazione e l’inserimento di mediatrici culturali rom nei servizi socio sanitari ed educativi, come soggetti che costituiscono un “ponte” essenziale per l’attivazione efficace di azioni di prevenzione, accompagnamento e sostegno in ambito scolastico ed educativo degli alunni delle scuole dell’obbligo e delle loro famiglie.
Il progetto, di carattere innovativo, si colloca come sfondo integratore di interventi locali che contrastino la dispersione scolastica, favoriscano la piena attuazione del diritto allo studio, promuovano la fruizione costante dei servizi sociosanitari e delle pari opportunità di informazione per l’integrazione degli alunni rom e sinti e delle loro famiglie, riducendo significativamente gli alti tassi di devianza minorile.

AZIONI E MODALITA' OPERATIVE


1. FORMAZIONE INTEGRATA DELLE MEDIATRICI CULTURALI ROM della durata di 100 ore
2. SERVIZI E INTERVENTI ATTIVATI DAI MEDIATORI CULTURALI


A. Servizio di mediazione linguistica e culturale nelle scuole per:
- Accogliere gli alunni neo arrivati e favorire l’inserimento scolastico
- Assicurare le comunicazioni scuola-famiglia riguardanti la frequenza scolastica, le assenze, la valutazione degli apprendimenti e dei comportamenti
- Favorire la gestione dell’apprendimento in piccoli gruppi
- Progettare e attivare laboratori interculturali centrati sul gioco e la narrazione, sul recupero del patrimonio orale delle fiabe e dei racconti di vita zingara

B. Affiancare il lavoro delle scuole e di Opera Nomadi nel fornire informazione all’utenza per iscrizioni, trasporti, buoni libri, mensa, sedi scolastiche, facilitando la comunicazione
- Operare per la soluzione rapida dei problemi a livello istituzionale, scolastico, familiare e presso le comunità nomadi

C. Servizio di mediazione linguistica e culturale in ambito sanitario per:
- Migliorare la relazione comunicativa e di collaborazione tra utenti, mediatore/ mediatrice e personale sanitario
- Valorizzare ruolo e compiti professionali del mediatore/ mediatrice in campo socio-sanitario
- Promuovere l’educazione sanitaria nei campi nomadi, diffondendo la conoscenza delle opportunità di salute offerte dai servizi territoriali all’area del materno infantile e della famiglia
- Sostenere le comunità rom e sinti a passare da una domanda spontanea di assistenza a modalità di richiesta e fruizione sanitaria sempre più consapevole e durature
- Avvicinare i neo-genitori ai servizi sanitari, con particolare riferimento al ruolo svolto dal Consultorio Pediatrico
- assicurare la rilevazione e il monitoraggio dei bisogni
- supportare l’inserimento scolastico dei minori nelle scuole dell’obbligo e nella formazione professionale
- promuovere una rete di servizi per il sostegno alle famiglie e ai minori
- affiancare il lavoro dei servizi sociali nel contesto scolastico e abitativo
- accompagnare il percorso scolastico dei minori e dei giovani
- accompagnamento delle famiglie e coinvolgimento nei progetti educativi e sociosanitari


3. SERVIZI E INTERVENTI EDUCATIVI ATTIVATI DA EDUCATORI CON IL SUPPORTO DEI MEDIATORI CULTURALI

Le attività si articolano in tre moduli :
1. modulo “musica” La musica è uno strumento di incontro e di gioia interculturale attraverso il quale i minori hanno la possibilità di esprimere le loro emozioni. Inoltre la sfida finale del concerto rappresenta anche un superamento delle capacità iniziali e un rinforzo positivo della loro autostima.
2. modulo “fiabe” Mediante l’ascolto di fiabe, i bambini possono acquisire fiducia nelle proprie capacità e forza per superare momenti difficili della loro vita attraverso l’identificazione con l’eroe. E’anche uno strumento ideale per incrementare le capacità creative e immaginative dei bambini.
3. modulo “teatro sociale” I metodi attivi del teatro sociale permettono ai minori di mettersi in gioco come in una sorta di lotta dove ci sono delle regole da rispettare come in ogni divertimento. In un quadro protetto i ragazzi imparano ad esprimersi insieme ai loro compagni ed a scoprire le loro identità profonde con le loro risorse.

Obiettivi

• Permettere ai minori rom di riappropriarsi la loro cultura, valorizzando la loro musica e la tradizione orale
• Promuovere la conoscenza della cultura rom nella popolazione italiana per superare i pregiudizi e facilitare l’integrazione della comunità rom
• Favorire l’incontro tra bambini rom e non rom nelle scuole per contrastare i fenomeni di emarginazione e devianza
• Creare dei gruppi di minori rom e non rom che si danno degli obbiettivi e delle sfide in comune da raggiungere (concerti musicali, creazione di una raccolta di fiabe, ecc)
• Valorizzare gli incontri intergenerazionali (tra bambini ed anziani)
• Lavorare sul biculturalismo dei minori rom e sulla condivisione di culture con dei minori italiani
• Offrire degli sbocchi professionali per i ragazzi rom, anche attraverso delle prime azioni concrete (dar vita a dei gruppi musicali per organizzare dei concerti all’esterno, pubblicare un libretto di fiabe rom per i bambini).


Destinatari

Il progetto si rivolge a bambini e ragazzi frequentanti le scuole elementari e medie site in prossimità dei tre campi con i quali sono stati già stabiliti rapporti di collaborazione:
• il campo di via Monte Bisbino, dove vivono 350 persone, in maggioranza Rom Khanjarja.
• il campo di via Bonfadini, dove vivono 150 persone, in maggioranza Rom Abruzzesi;
• Comune di Rho, dove vivono 120 persone, in maggioranza Rom Khanjarja

In questi tre campi, vivono circa 250 bambini in età scolare.