Osservatorio Nazionale Permanente
Per la tutela dei diritti fondamentali e il contrasto alla discriminazione delle comunità Rom e Sinti
Partner
Opera Nomadi Milano, Torino
Cooperativa Praliphè
Associazione Soleterre
Regioni promotrici Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia,
Piemonte e Toscana
Obiettivi generali
Nel quadro dell'approccio di integrazione, l’Unione
europea ha adottato una legislazione che vieta ogni discriminazione diretta
o indiretta basata sulla razza o l'origine etnica, la religione o le
convinzioni, l'handicap, l'età o l'orientamento sessuale. Le due
direttive adottate nel 2000 sono state il completamento del consistente
ordinamento legislativo comunitario in materia di discriminazione basata
sul sesso. Esse contengono definizioni particolareggiate della discriminazione
del tipo diretto e indiretto, nonché delle molestie. Esse indicano
inoltre che in un numero limitato di casi può essere legittimo
derogare al principio della parità di trattamento. Come conseguenza
diretta dell'adozione da parte dell'UE di tale legislazione antidiscriminazione,
in questi ultimi anni si sono registrati cambiamenti importanti nel diritto
nazionale degli Stati membri.
Particolarmente preoccupante è la situazione delle popolazioni
Rom e Sinti. La Commissione ha ribadito più volte le difficili
condizioni in cui vivono le comunità Rom e Sinti negli Stati membri,
nei paesi candidati e nei paesi in via di adesione.
Tra i settori d'azione prioritari figurano in particolare:
- azioni di formazione mirate e di rafforzamento delle capacità destinate
agli organismi specializzati nelle questioni relative alla parità,
ai giudici, ai giuristi, alle ONG e alle parti sociali;
- il collegamento in rete e lo scambio di esperienze tra i diversi soggetti
interessati;
- creazione di banche dati disponibili accessibili sui progetti in atto
per la sensibilizzazione e la divulgazione di informazioni (anche circa
le disposizioni legislative comunitarie e nazionali in materia di lotta
contro la discriminazione).
Il rafforzamento dell’associazionismo rientra nella consapevolezza
che la legislazione da sola può difficilmente far fronte alle
disuguaglianze complesse e profondamente radicate di cui sono vittime
alcuni gruppi di persone. Può dunque risultare necessario intraprendere
un'azione positiva per colmare le ineguaglianze che da lungo tempo affliggono
gruppi di persone storicamente discriminate. L'esperienza acquisita dall'UE
nel campo della parità di genere rivela che la protezione dei
diritti individuali può introdurre un cambiamento sostenibile
e promuovere una vera parità di opportunità per tutti solo
se supportata da misure concrete e atte supportare la realizzazione di
tali diritti all’interno di ogni paese aderente. Confermano queste
conclusioni le esperienze di alcuni Stati membri che da anni ormai o
addirittura da decenni sono impegnati nell'attuazione di una legislazione
nazionale contro la discriminazione.
Pertanto riteniamo veramente importante che sia un organismo internazionale
(che ha contatti tra i paesi di provenienza e di residenza di numerose
comunità) ad occuparsi di tali temi. Questa tesi è avvallata
dalla politica UE relativa all'allargamento dell'Unione europea e nella
politica di vicinato. I principi della legislazione in materia di diritti
dell'uomo, ivi incluso il rispetto e la protezione delle minoranze, rientrano
tra i "criteri politici" ai fini dell’adesione all'UE.
Su tali principi si basa la strategia di preadesione all'Unione europea
che i paesi in via di adesione e i paesi candidati devono rispettare
(Bulgaria, Romania, Turchia e Croazia), nonché il processo di
stabilizzazione e di associazione con altri paesi dei Balcani occidentali
(Albania, Bosnia ed Erzegovina, ERIM, Serbia e Montenegro). Inoltre,
i futuri Stati membri devono rispettare il corpus normativo comunitario
in materia di antidiscriminazione e di pari opportunità.
La lotta contro la discriminazione e i diritti dell'uomo sono ripresi
anche nella politica di vicinato dell'Unione europea e nella prima serie
di piani d'azione relativi alle relazioni con la Giordania, la Moldavia,
il Marocco, la Tunisia, l'Ucraina, Israele e l'autorità palestinese.
L'accordo di Cotonou, concluso il 23 giugno 2000 tra l'Unione e 78 Stati
dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) impone ai suoi firmatari
l'obbligo di vigilare a che siano rispettati i diritti dell'uomo che
sono un elemento essenziale di tale accordo e di eliminare ogni forma
di discriminazione basata, in particolare, sull'origine, sul sesso, sulla
razza, sulla lingua o sulla religione. La non discriminazione è oggetto
di un dialogo politico regolare tra l'Unione e i suoi partner ACP .
La Commissione europea intende pertanto provvedere a promuovere una
serie di strumenti di finanziamento comunitario atti a favorire la non
discriminazione e le pari opportunità per tutti. Più esattamente,
essa cercherà di incoraggiare gli scambi di buone pratiche,
la cooperazione e il collegamento in rete delle autorità nazionali,
degli organismi specializzati in questioni relative alla parità,
delle organizzazioni che si occupano delle vittime di atti discriminatori
e di altri soggetti interessati. Sulla base di approcci innovativi intesi
ad evitare le discriminazioni nel corso del nuovo periodo di programmazione
2007-2013 le politiche volte a tale direzione insisteranno in maniera
particolare sul rafforzamento dell'integrazione sociale delle persone
svantaggiate e sulla lotta contro la discriminazione .
Al fine di promuovere tale programma a favore di un approccio più positivo
nei confronti dell'uguaglianza, la Commissione propone di dichiarare
il 2007 "Anno europeo delle pari opportunità per tutti".
Tale iniziativa contribuirà a sensibilizzare le principali parti
interessate, ad attirare la loro attenzione dal punto di vista politico
e a mobilizzarle.
Per quanto riguarda la situazione italiana, l’Italia è membro
fondatore dell’Ecri, Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza
organo indipendente composto di 44 membri che combatte il razzismo, la
xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza nella prospettiva
di una grande Europa senza barriere e conflitti. Il membro italiano della
Commissione è il Magistrato Vitaliano Esposito. In nostro paese
partecipa inoltre alle attività dell’Osservatorio Europeo
sul razzismo e la xenofobia, con sede a Vienna, che raccoglie e fornisce
agli Stati membri dell’Unione europea rapporti sui fenomeni di
intolleranza, razzismo e xenofobia a livello europeo.
L’Italia ha ratificato la Convenzione Internazionale sulla Eliminazione
di ogni Forma di Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite e ha accettato
con apposita dichiarazione la competenza del Comitato UN contro la discriminazione
Razziale ai sensi dell’art.14 della Convenzione.
In attuazione della direttiva comunitaria n. 2000/43 CE il Governo italiano,
con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, ha costituito, nell’ambito
del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, l’“Ufficio per la promozione della
parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate
sulla razza o sull’origine etnica”. La mission di questo
organismo è quella di costituire un punto di riferimento istituzionale
per il controllo dell’operatività degli strumenti di tutela,
con l’obiettivo di porre le condizioni concrete per realizzare
efficaci politiche di integrazione che garantiscano una convivenza pacifica
improntata tanto alla tutela dei diritti inviolabili dell’uomo
quanto al rispetto della nostra cultura.

Il progetto presentato si inserisce pertanto in questa cornice politico
istituzionale e considera quali obiettivi generali la creazione di strumenti
indirizzati a incoraggiare gli scambi di buone pratiche, la cooperazione
e il collegamento in rete delle associazioni e degli organi che stanno
realizzando nel territorio nazionale attività finalizzate alla
tutela dei diritti fondamentali e al contrasto alla discriminazione delle
comunità Rom e Sinti. A questo proposito, si ritiene prioritaria
la creazione di un sistema che permetta agli attori coinvolti nella rete
di migliorare il livello di conoscenza reciproco attraverso incontri
tra associazioni che si occupano di combattere la discriminazione nei
confronti della comunità Rom e Sinti, le stesse comunità e
i referenti istituzionali coinvolti nei vari processi di implementazione
di politiche educative e sanitarie.
Riteniamo che un’organizzazione quale Soleterre, impegnata a livello
internazionale e con la mission di promuovere progetti di co-sviluppo
tra le minoranze in Italia e i paesi di provenienza, possa dare un contributo
importante all’organizzazione di tale rete (che potrebbe essere
facilmente inserita in un contesto più ampio che comprende i paesi
europei in cui è in atto un percorso di avvicinamento). In tale
senso l’osservatorio permanente inizierebbe nel 2006 un’attività destinata
a crescere aumentando il numero di partner coinvolti e le conseguenti
informazioni ivi contenute.
L’obiettivo generale del progetto sarà quindi raggiunto
nella misura in cui gli attori che già oggi stanno svolgendo diverse
tipologie di attività nei confronti delle minoranze Rom e Sinti,
avranno una maggiore possibilità di:
1) condividere le esperienze progettuali e tradurre le attività in
atto in schede progetto facilmente reperibili su un portale web creato
a tale scopo partendo dalle città coinvolte nel presente progetto
(in una prospettiva di implementazione del loro numero)
2) migliorare le condizioni sanitarie delle comunità che risiedono nelle città di intervento in cui gli attori coinvolti nel progetto
stanno intervenendo
3) migliorare le condizioni educative dei bambini che risiedono nelle
città di interevento per affrontare il problema della dispersione
scolastica
Questo sarà possibile grazie alla messa in rete delle risorse
e a uno studio degli interventi in atto che coinvolgeranno tutti i partner
di progetto e coloro che hanno manifestato il pieno sostegno dell’iniziativa.
Lo scopo ultimo, quindi, sarà quello di elaborare assieme nuova progettualità per aumentare il livello di efficacia delle azioni
rivolte a migliorare il livello sanitario ed educativo degli interventi
in atto. In questo modo riteniamo essenziale caratterizzare e sostanziare
gli elementi di tutela dei diritti fondamentali e contrasto alla discriminazione
delle comunità Rom e Sinti affrontando nello specifico il problema
delle discriminazioni subite da queste comunità in particolare
nell’accesso alla sanità e all’istruzione.
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